Il bradisismo dei Campi Flegrei è riconosciuto dalla comunità scientifica come un fenomeno naturale, legato alla dinamica della caldera, ai fluidi idrotermali e alla presenza di magma in profondità.
Le attività di esplorazione e sperimentazione geotermica realizzate tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 hanno modificato, almeno localmente, l’equilibrio naturale del sistema idrotermale?
Il progetto Campi Flegrei
Tra il 1977 e il 1985 vennero realizzati numerosi pozzi esplorativi profondi nell’area di Mofete e San Vito.
Le attività comprendevano:
- perforazioni fino a circa 3.000 metri;
- prove di produzione dei fluidi geotermici;
- test di reiniezione;
- monitoraggio geologico e geofisico.

Nell’ambito del Piano Energetico Nazionale, il progetto geotermico dei Campi Flegrei fu affidato a una joint venture tra AGIP (gruppo ENI) ed ENEL, entrambe imprese pubbliche, con l’obiettivo di valutare lo sfruttamento della risorsa geotermica.
Una coincidenza temporale che merita attenzione
1ª crisi bradisismica
- 1969–1972 → inizio del forte bradisismo.
- 1970 → evacuazione del Rione Terra (circa 3.000 abitanti).
- 1978 → iniziano le perforazioni geotermiche profonde AGIP-ENEL.
Quindi: prima l’evacuazione, poi l’avvio delle perforazioni profonde.
2ª crisi bradisismica
- 1978–1985 → proseguono perforazioni e progetto geotermico.
- 1982–1984 → seconda grande crisi bradisismica.
- 1983–1984 → evacuazione di gran parte del centro storico di Pozzuoli (decine di migliaia di persone).
Quindi: la seconda crisi si sviluppò mentre il progetto geotermico era in corso.
L’obiettivo era verificare la possibilità di realizzare una centrale geotermica sperimentale.
Questa successione temporale, rappresenta un elemento storico che merita di essere analizzato insieme al risultato dei dati tecnici del progetto.
Cosa sappiamo oggi
Gli studi più recenti indicano che il bradisismo è strettamente legato alla pressurizzazione del sistema idrotermale e all’interazione con il sistema magmatico.
La ricerca della geofisica Tiziana Vanorio, ad esempio, propone che la pressione dei fluidi giochi un ruolo importante nell’evoluzione del fenomeno.
L’esperienza di Larderello – Primo impianto geotermico al mondo.
Nel 1904, il principe Piero Ginori Conti riuscì per la prima volta ad accendere cinque lampadine utilizzando il vapore naturale del sottosuolo , nacque quindi l’idea di progettare un Impianto geotermico.
L’ impianto entrò in funzione nel 1911 e fu inaugurato ufficialmente nle 1913.
( ora gestito da ENEL GREEN POWER)
Questa esperienza, dimostra che le attività geotermiche possono produrre:
- variazioni della pressione del serbatoio;
- deformazioni del terreno;
- microsismicità fino a 3.2 gradi.
Per questo motivo ogni attività di produzione e reiniezione viene costantemente monitorata.
Altri casi casi documentati nel mondo di sismicità indotta
La letteratura scientifica documenta diversi episodi nei quali attività geotermiche hanno modificato il comportamento del sottosuolo.
Tra i casi più noti:
- Pohang (Corea del Sud), dove un progetto geotermico è stato collegato a un terremoto di magnitudo 5,5;
- Basilea (Svizzera), dove un progetto Enhanced Geothermal System fu sospeso dopo una sequenza sismica;
- The Geysers (California), dove la reiniezione modifica la microsismicità locale;
- Soultz-sous-Forêts (Francia), dove la sismicità indotta è monitorata durante gli esperimenti.
Questi esempi dimostrano che le attività geotermiche possono modificare un sistema geologico, anche se ogni sito presenta caratteristiche proprie.
Perché il progetto fu interrotto?
Le motivazioni ufficiali riportate nella letteratura comprendono principalmente:
- elevata salinità dei fluidi;
- forte corrosività;
- difficoltà tecnologiche dell’epoca;
- mancato sviluppo industriale del progetto.
Una domanda ancora aperta
Molti studi scientifici utilizzano dati provenienti dai pozzi AGIP e citano il rapporto tecnico AGIP del 1987.
Tuttavia, il documento originale non risulta facilmente accessibile attraverso le fonti pubbliche consultate.
Sarebbe quindi utile poter consultare integralmente:
- i risultati delle prove di produzione;
- gli eventuali test di reiniezione;
- i dati di pressione;
- il monitoraggio geofisico effettuato durante gli esperimenti;
- le relazioni tecniche finali.
La crisi energetica e il Piano Energetico Nazionale
Dopo la crisi petrolifera del 1973, l’Italia avviò una nuova strategia energetica con il Piano Energetico Nazionale (PEN) del 1975.
L’obiettivo era ridurre la dipendenza energetica dall’estero sviluppando le risorse nazionali, tra cui anche la geotermia.
Nel dicembre 1975 il CIPE approvò le direttive attuative del Piano Energetico Nazionale.
In questo contesto AGIP ed ENEL, entrambe aziende pubbliche, ricevettero il compito di sviluppare un programma nazionale di ricerca geotermica.
La ricerca ha inoltre aperto un’altra domanda.
Il progetto nacque durante un periodo di austerità e crisi economica.
Sappiamo che si inseriva nel Piano Energetico Nazionale e che coinvolgeva AGIP ed ENEL, entrambe aziende pubbliche.
Resta però da chiarire, attraverso documenti amministrativi e contabili:
- chi finanziò concretamente il programma;
- quale fu il ruolo del CIPE;
- se intervennero anche fondi della Comunità Economica Europea;
- quale fu il costo complessivo delle attività.
Anche questa parte della storia merita di essere ricostruita attraverso fonti primarie.
Il contesto economico del Piano Energetico Nazionale
Per comprendere il Piano Energetico Nazionale del 1975 è necessario ricordare il contesto economico dell’epoca.
L’Italia usciva dalla crisi petrolifera del 1973 ma disponeva ancora di un modello economico profondamente diverso da quello attuale. Lo Stato aveva un ruolo centrale nell’economia attraverso le partecipazioni statali, le grandi imprese pubbliche e un sistema bancario in larga parte controllato direttamente o indirettamente dallo Stato.
Il finanziamento dei grandi programmi industriali e infrastrutturali poteva avvenire anche attraverso enti pubblici come l’Istituto Mobiliare Italiano (IMI), le banche di interesse nazionale e altri strumenti di politica economica disponibili in quel periodo. La Banca d’Italia era prestatore in ultima istanza.
Nel 1981 il cosiddetto “divorzio” tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia cambiò profondamente il funzionamento della finanza pubblica italiana. Da quel momento lo Stato dovette collocare il proprio debito sul mercato senza l’obbligo per la Banca d’Italia di acquistare i titoli rimasti invenduti, modificando il quadro finanziario nel quale sarebbero stati realizzati gli investimenti pubblici negli anni successivi.
L’ impatto di questo cambiamento , lo vediamo anche oggi è stato enorme.
Lo Stato per sostenere nel lungo periodo grandi programmi industriali e strategici, compresi quelli nel settore energetico, dovette farsi finanziare da attori esteri aumentando il debito che non fu più sostenibile, pertanto risulta chiaro dai fatti che ogni qualvolta l’Italia abbia provato a rendersi indipendente energeticamente sia stata bloccata, prima attentato a Mattei. Dopo la crisi energetica, cambiando le regole del gioco.
Tra il 1975 e il 1995 si osserva il profondo cambiamento
In quegli anni lo Stato poteva contare su un sistema economico fondato sulle partecipazioni statali, su enti come l’IMI, sulle banche di interesse nazionale e su un diverso rapporto tra il Tesoro e la Banca d’Italia.
Nel 1981, il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi promossero il cosiddetto divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, modificando il sistema di gestione del debito pubblico, e dal 1983, Franco Reviglio, economista ed ex ministro delle Finanze, assunse la presidenza dell’ENI con il compito di risanare e riorganizzare il gruppo, riducendo attività non strategiche e migliorandone i risultati economici.
Nel 1992, con il governo Giuliano Amato, l’ENI fu trasformato in Eni S.p.A., primo passo verso la privatizzazione. Nel 1995, con il governo Lamberto Dini, iniziò la vendita delle prime quote sul mercato.
Tra il 1975 e il 1995 si osserva un cambiamento profondo:
- dal Piano Energetico Nazionale e dai grandi investimenti pubblici;
- alla riorganizzazione delle partecipazioni statali;
- fino alla trasformazione e alla privatizzazione dell’ENI.
Nello stesso periodo furono ridimensionati o abbandonati diversi programmi energetici avviati negli anni Settanta, tra cui il progetto geotermico dei Campi Flegrei e quello forse per fortuna, visti i probabili danni fatti.
Fonti:
- The recurrence of geophysical manifestations at the Campi Flegrei caldera (Science Advances, 2025 – testo completo)
- Presentazione dello studio – Stanford University
- Comunicato dell’Università Federico II sullo studio
- Delibera CIPE n. 229 del 23 dicembre 1975 – Direttive attuative del Piano Energetico Nazionale (documento originale)
- Archivio delle delibere CIPE del 1975


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